Quando il meteo diventa estremo: possiamo davvero prevederlo?

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Tra modelli, intelligenza artificiale e gestione dell’incertezza, il punto con il direttore di ItaliaMeteo Cacciamani

Gli eventi meteorologici estremi stanno diventando una componente sempre più frequente della nostra quotidianità, ma quanto siamo davvero in grado di prevederli? Quali sono i limiti della previsione e quali le prospettive offerte dalle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale? Ne abbiamo parlato con Carlo Cacciamani, meteorologo di lunga esperienza e direttore dell’Agenzia ItaliaMeteo, che analizza l’evoluzione degli eventi estremi, le sfide scientifiche della previsione e la necessità di adattarsi in un clima che cambia.

GLI EVENTI ESTREMI SONO IN AUMENTO

Nubifragi, alluvioni, trombe d’aria, ondate di calore o lunghi periodi di siccità: sempre più spesso l’Italia – come il resto del mondo – si confronta con quelli che tecnicamente chiamiamo “eventi estremi”, cioè fenomeni meteorologici non comuni e potenzialmente molto pericolosi per la popolazione. 

Secondo l’ultimo report dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, nel 2024 sono stati 351 gli eventi meteo estremi che hanno colpito l’Italia, con un aumento del 485% rispetto al 2015. Non si tratta però di una crescita improvvisa: il cambiamento climatico sta portando a un riscaldamento dell’atmosfera che aumenta l’instabilità del meteo, favorendo con maggiore frequenza fenomeni estremi sul territorio. Le elevate temperature, ad esempio, agevolano lo sviluppo di precipitazioni di brevissima durata ed elevatissima intensità, capaci di scaricare in poche ore una quantità di pioggia che normalmente cade in settimane o mesi. Sono le cosiddette “alluvioni lampo”, tragicamente sperimentate negli ultimi anni in Emilia-Romagna, in Friuli o in Piemonte. 

Allo stesso tempo, anche in questo 2025 diverse aree del Sud Italia hanno vissuto un lungo periodo di siccità, con ricadute sulle attività turistiche, sulla vita quotidiana della popolazione e sulle produzioni agricole. 

L’IMPORTANZA DELLA PREVISIONE

Impedire che questi eventi si verifichino non è possibile: l’unica soluzione per ridurne la frequenza è di lungo periodo e passa dal contrasto al cambiamento climatico, quindi dalla riduzione dell’impatto delle attività umane sul riscaldamento del pianeta. È però possibile intervenire per limitarne gli effetti. Il punto di partenza è la previsione, una sfida scientifica complessa. 

«Questi eventi estremi sono difficilmente prevedibili perché intensi e spesso di breve durata, legati a fenomeni meteorologici di scala ridotta ma capaci di produrre, ad esempio, quantitativi di precipitazioni molto elevati», spiega Carlo Cacciamani, direttore dell’Agenzia ItaliaMeteo. «Quando diciamo che è difficile prevederli intendiamo che è complicato individuarne con largo anticipo l’esatta localizzazione nello spazio e nel tempo, al di là del nowcasting, cioè una previsione con un orizzonte di due o tre ore». 

IL RUOLO DELL’IA

La previsione è il primo passaggio nella gestione degli eventi estremi: quando sussiste una probabilità che l’evento accada, si passa alla valutazione degli effetti possibili sul territorio e quindi all’attivazione del sistema di allerta, con i codici colore giallo, arancione e rosso in base alla gravità dello scenario atteso. 

Il miglioramento dell’attività previsionale è dunque decisivo per la gestione delle emergenze. In questo ambito, negli ultimi anni si stanno registrando progressi significativi, soprattutto grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale e del machine learning. «Siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione copernicana», osserva Cacciamani. «Grazie all’IA oggi abbiamo la capacità tecnologica di gestire enormi quantità di dati attraverso i supercomputer. Stanno nascendo i primi modelli previsionali interamente basati sull’intelligenza artificiale». 

Anche il Centro europeo per le previsioni meteorologiche, con sede a Reading e il supercomputer a Bologna, ha affiancato al sistema modellistico tradizionale un nuovo sistema basato su IA e machine learning che, utilizzando una vastissima mole di dati storici, è in grado di produrre simulazioni previsionali molto accurate. 

La fase più impegnativa è quella di “apprendimento”, in cui la macchina deve elaborare petabyte di dati storici. Una volta completata, però, il costo computazionale delle previsioni diventa relativamente contenuto. «Questo significa che in futuro avremo molte più previsioni rispetto a oggi – spiega il direttore di ItaliaMeteo – e infatti la comunità scientifica che lavora in questo settore sta crescendo rapidamente». 

LA SFIDA DELL’INCERTEZZA

Arriveremo allora a prevedere con settimane di anticipo l’orario e il luogo esatti di una tempesta potenzialmente pericolosa? Cacciamani invita alla cautela. «Il giorno in cui le previsioni sapranno dirci che domani, a una certa ora e in una determinata località, cadranno esattamente tot millimetri di pioggia è ancora lontano, se mai arriverà. Quello che possiamo fare è aumentare l’affidabilità delle informazioni probabilistiche». 

Ragionare in termini probabilistici significa confrontarsi con l’incertezza, che resterà un elemento centrale della meteorologia. Su questo fronte ItaliaMeteo è impegnata anche in un lavoro di educazione della popolazione. «Fornire una previsione probabilistica non significa arrendersi, ma riconoscere i limiti della conoscenza scientifica», sottolinea Cacciamani. «L’atmosfera è un sistema caotico: possiamo ridurre l’incertezza, ma non azzerarla». 

ADATTARSI PER DIFENDERSI

Se l’incertezza resterà una costante, sarà necessario migliorare la capacità di risposta dei territori. L’Italia dispone di una Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici risalente al 2015 e di un Piano nazionale di adattamento aggiornato a dicembre 2023. Documenti che delineano scenari e azioni per ridurre i danni degli eventi estremi, coinvolgendo settori diversi: dai sistemi di allerta alla gestione dei trasporti, fino alla protezione delle attività economiche. 

L’adattamento richiede però investimenti. «La siccità sarà sempre più frequente nel Mediterraneo – osserva Cacciamani – e sarà necessario intervenire sulla gestione della risorsa idrica, attraverso azioni che possono andare dalla costruzione di nuovi invasi alla riduzione dei consumi». Molte iniziative sono già in corso a livello locale, con il coinvolgimento di Regioni, amministrazioni comunali e cittadini. «La preparazione della popolazione è decisiva: è anche grazie a questo che nelle ultime alluvioni si è riusciti a ridurre significativamente la perdita di vite umane». 

Imparare come comportarsi di fronte a un’emergenza sarà sempre più importante. ItaliaMeteo opera anche nel campo della climatologia, ragionando su orizzonti temporali di lungo periodo. I dati indicano che la probabilità di eventi estremi continuerà ad aumentare nei prossimi decenni. 

«Vivremo in un clima diverso – conclude Cacciamani – e questi eventi non saranno più rari. Tutto il sistema, compreso quello di allerta, dovrà adattarsi. Dovremo essere più rapidi nelle decisioni e più consapevoli dei rischi, dalla pianificazione urbana alla costruzione di infrastrutture. La previsione di questi eventi è una delle grandi sfide che l’Agenzia dovrà affrontare insieme all’intero sistema meteorologico nazionale».