Meteo e Agricoltura, bilancio dell’estate più calda

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L’estate 2026 che, meteorologicamente, si è appena conclusa è stata la più calda mai misurata in Europa occidentale: il programma europeo Copernicus la mette davanti anche all’estate del 2003 e definisce agosto 2026, a livello globale, il mese più caldo mai registrato insieme a luglio 2023.

In Italia, il caldo ha colpito soprattutto il versante tirrenico, con punte di anomalia intorno ai 3-5 °C nei mesi centrali dell’estate e una serie di ondate di calore, cominciate già nel mese di maggio 2026. A fine giugno, nel Mediterraneo occidentale, le anomalie della temperatura superficiale del mare hanno raggiunto localmente valori prossimi ai 6 °C, interessando anche aree del Mar Ligure e del Tirreno.

Quest’anno la siccità ha colpito e messo sotto pressione il Nord Italia, in un quadro determinato dalla combinazione di scarse precipitazioni, ridotta disponibilità di neve in quota e temperature elevate. E il caldo di quest’estate ha avuto ripercussioni su tutto il territorio, con effetti evidenti anche sulla disponibilità idrica di laghi e fiumi. Il 7 luglio l’Osservatorio ANBI fotografava il Lago Maggiore (Verbano) sceso a due centimetri sotto i minimi del 2022, con il grado di riempimento crollato dal 61% al 30%, mentre il fiume Po a Pontelagoscuro scorreva oltre il 70% sotto la media e in Piemonte l’ARPA segnalava piogge in calo del 46-50% nelle zone occidentali. Nel suo bollettino di fine estate anche Copernicus ha inserito il Po tra i grandi fiumi europei ridotti “al lumicino”, accanto a Reno e Danubio.

Per l’agricoltura non conta soltanto quanto fa caldo, ma anche quando si verificano le temperature elevate e in quale fase del ciclo di sviluppo si trova la coltura. La combinazione tra una ridotta disponibilità idrica in inverno e temperature elevate in estate può accentuare lo stress idrico del suolo, con conseguenze sulle produzioni agricole. Per questo, osservare l’evoluzione meteorologica e climatica può diventare uno strumento sempre più importante per il settore agricolo. Il rapporto FAO-WMO indica che, per molte delle principali colture agricole, le perdite di resa iniziano a manifestarsi oltre i 30 °C, con soglie che variano in funzione della coltura e della fase di sviluppo  e calcola, per ogni grado in più, cali medi del 6% sul frumento, del 7,5% sul mais e del 6,8% sulla soia.

Oltre determinate soglie di temperatura e stress idrico, la pianta può chiudere gli stomi, riducendo la traspirazione e la fotosintesi e compromettendo crescita e produttività. Sul campo, però, gli effetti non sono stati uniformi. Per grano e orzo, in diverse aree, le condizioni della stagione hanno favorito una raccolta anticipata di circa dieci-dodici giorni, con rese che in molti casi si sono mantenute buone. A fronte di questi risultati, sono emerse criticità sul piano qualitativo, in particolare per il contenuto proteico del frumento, risultato in diversi casi inferiore alla norma. In netta difficoltà alcune colture estive, come mais, girasole e soia, che maturano proprio nei mesi più caldi, con il Centro-Nord Italia tra le aree più penalizzate e, in diversi casi, con l’acqua irrigua razionata.

Il Consorzio Franciacorta conferma che la vendemmia 2026 è iniziata il 30 luglio, prima volta nella storia della denominazione in cui la raccolta ha avuto avvio nel mese di luglio. Le prime indicazioni delineano un quadro qualitativo promettente, ma con una produzione quantitativamente più contenuta. Nel Chietino, Coldiretti stima tra il 25% e il 40% in meno di raccolta. Questo aumento importante di temperature nella stagione estiva è da monitorare, considerando che gli effetti non si fermano alle colture: il caldo ha avuto conseguenze anche sulla zootecnia, con una riduzione della produzione di latte e una minore disponibilità di foraggio.

Il 2026 mostra quanto sia importante osservare la stagione nel suo insieme e non il singolo evento. Precipitazioni, temperature, disponibilità idrica e condizioni del suolo interagiscono tra loro e possono influenzare tempi, quantità e qualità delle produzioni agricole. Per questo il monitoraggio meteorologico e climatico, insieme ai servizi climatici e alle informazioni agrometeorologiche, rappresenta uno strumento sempre più importante per anticipare i rischi, sostenere le decisioni degli agricoltori e favorire una maggiore resilienza del settore.

A cura di Francesco Cibelli – Meteorologo ItaliaMeteo